Beyond “technical evaluation”. Monitoring, governance and “food democrature” in urban food policies
DOI:
https://doi.org/10.13135/3034-834X/14167Parole chiave:
politica alimentare urbana, governance urbana, valutazione dell’impatto delle politiche, sistemi alimentari urbani, politiche basate su dati concreti, democratureAbstract
I recenti contributi alla letteratura sulle politiche alimentari urbane definiscono sempre più spesso la valutazione come una componente fondamentale del processo decisionale pubblico, piuttosto che come un esercizio puramente tecnico. Allo stesso tempo, si registra una crescente domanda di quadri di monitoraggio e valutazione in grado di supportare il processo decisionale strategico e l’apprendimento politico, in un contesto caratterizzato da una persistente frammentazione tra le diverse dimensioni di impatto. Basandosi su una revisione sistematica della letteratura, questo articolo esamina i principali approcci utilizzati per valutare gli impatti ambientali, sociali ed economici delle politiche alimentari urbane. I risultati rivelano un marcato squilibrio tra le diverse dimensioni: gli impatti ambientali vengono valutati in modo più sistematico, mentre le valutazioni sociali e, soprattutto, quelle economiche rimangono poco sviluppate, basandosi spesso su indicatori proxy e mancando di comparabilità. I quadri di valutazione integrati rimangono limitati e metodologicamente eterogenei. Al di là delle lacune metodologiche, l’analisi evidenzia sfide strutturali legate alla governance. In primo luogo, la letteratura e le pratiche di valutazione tendono ad adottare una prospettiva implicitamente incentrata sulle aree urbane, sottovalutando il ruolo delle aree periurbane e agricole nonostante la crescente rilevanza dei sistemi alimentari città-regione. Ciò limita l’integrazione territoriale delle politiche e contribuisce all’emarginazione di attori socio-economici chiave, tra cui i piccoli produttori e gli agricoltori periurbani. In secondo luogo, i processi partecipativi – ampiamente promossi come elementi centrali della governance alimentare urbana – sono esposti a dinamiche di «captura delle élite», in cui gli attori dotati di maggiori risorse e capacità organizzative influenzano in modo sproporzionato il processo decisionale. In questo contesto, l’articolo propone di interpretare tali configurazioni come forme ibride di governance che possono essere intese, in senso analogico, come «democrature alimentari»: contesti in cui i meccanismi formali di partecipazione coesistono con una sostanziale concentrazione del potere decisionale. Questa prospettiva consente un ripensamento critico del monitoraggio e della valutazione non solo come strumenti tecnici, ma come dispositivi di governance in grado di rendere visibili le asimmetrie di potere e di sostenere processi decisionali più equi. Il concetto di «democratura alimentare» viene quindi sviluppato come una lente euristica-concettuale piuttosto che come una rigida categoria analitica. Esso mira a richiamare l’attenzione su situazioni in cui accordi di governance alimentare formalmente partecipativi possono coesistere con asimmetrie persistenti nella definizione dell’agenda, nelle capacità tecniche, nell’accesso alle risorse e nel potere decisionale.