Performance (de)scritte: la partitura musicale tra oralità e scrittura
DOI:
https://doi.org/10.13135/2389-6086/11865Parole chiave:
Tecno-estetica, mente estesa, musica, notazione, polifonia medievaleAbstract
L’introduzione della scrittura accanto all’oralità ha segnato una rivoluzione cognitiva, permettendo di esternare e fissare il pensiero su un supporto permanente. La scrittura musicale, pur essendo per certi aspetti simile a quella verbale, se ne distingue nettamente: la musica scritta non genera un’arte letteraria la cui esperienza estetica si esaurisce nel solo atto della lettura, poiché richiede intrinsecamente la sua realizzazione uditiva. La notazione musicale non annulla la dimensione esperienziale dell’esperienza performativa, poiché la creatività musicale non è solo appannaggio di una res cogitans disincarnata. Al contrario, facilita una comprensione più profonda del fenomeno musicale, come dimostra l’osservazione dell’evoluzione e dell’integrazione delle pratiche monodiche e polifoniche nella musica medievale. La scrittura musicale non ha sostituito la dimensione orale e performativa, ma l’ha piuttosto integrata, aprendo così nuove possibilità compositive e permettendo un’ibridazione sensoriale intermodale.
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