Arti nel documentario, arte del documentario. Incontri, interferenze, innesti (#49)
Il cinema nonfiction e documentario intrattiene storicamente un complesso rapporto con il sistema delle arti e con le forme di creazione artistica, delineando un vasto campo di indagine che, a partire dai tardi anni Ottanta, ha conosciuto una prolifica stagione di studi nelle più varie prospettive storica, filosofica, semiotica, e sociologica. Basti ricordare, in Francia, gli studi di Jacques Aumont (1989 e 2005), Pascal Bonitzer (1985), Luc Vancheri (2007), Alain Bonfand (2007) e François Albera (2019), in ambito anglosassone quelli di John A. Walker (1993), Angela Dalle Vacche (1996 e 2012) e Steven Jacobs (2012), e gli studi italiani a cura di Giovanna Grignaffini (1987 e 1989), Leonardo Quaresima e Laura Vichi (1996, 2000), di Leonardo De Franceschi (2003), Antonio Costa (2002) e Cristina Jandelli (2017).
Tale relazione si articola attraverso una pluralità di produzioni e discorsi teorici che hanno accompagnato l’evoluzione delle riflessioni sulla rimediazione (Bolter e Grusin 1999) e sull’intermedialità cinematografica, a partire dalla “golden age” del film sull’arte nel dopoguerra, che vede emergere la preminenza di Italia, Francia e Belgio su un palcoscenico internazionale particolarmente articolato, in cui molte produzioni nazionali contribuiscono allo sviluppo di questo genere intimamente transmediale (Villa 2022; Albera, Le Forestier, Robert 2011; Jacobs, Cleppe, Latsis 2021; Aliaga Cárceles, Cánovas Belchí 2023).
La produzione di documentari legati al mondo delle arti visive e gli scambi reciproci tra documentario e pratiche artistiche non sono mai venuti meno nei decenni seguenti, giungendo a costituire un preciso genere all’interno del cinema documentario con caratteristiche specifiche, una tradizione storicizzata e declinazioni contemporanee indagate dagli studi sulla mediatizzazione delle arti (Marra, Manzoli 2018; Hallas 2020), che comprendono anche il ruolo sempre maggiore assunto dalla televisione (Grasso, Trione 2014).
Questo quadro si è arricchito ulteriormente con il cosiddetto “Documentary turn” (Bertozzi 2018: 7), che negli ultimi quindici anni ha investito il sistema delle arti contemporanee attraverso esposizioni, rassegne e pubblicazioni dedicate all’ibridazione tra pratiche documentarie e l’universo artistico contemporaneo, veicolando interessi di natura epistemologica verso il documentario come pratica di conoscenza, di natura estetica verso le sue forme (interviste, voce fuori campo, found footage, reenactment, osservazione), e istituzionali verso la sua funzione negli spazi espositivi e sulle piattaforme digitali (Foster 1996, Balsom 2013, Balsom e Peleg 2016, Bertozzi 2012, Rascaroli 2009 e Corrigan 2011).
È all’interno di questo articolato panorama che il numero 49 di «La Valle dell’Eden» intende affrontare il dialogo tra documentario e pratiche artistiche, sia nell’accezione dell’incontro tra il genere cinematografico e le altre arti – nei film che illustrano, divulgano, raccontano, rielaborano opere, artisti, collezioni, istituzioni del mondo dell’arte – sia nella direzione di pratiche cinematografiche che, all’interno del paradigma documentario, adottano vie affini alla sperimentazione cinematografica e alle pratiche artistiche, operando una riflessione sulle componenti discorsive del linguaggio filmico e della sua relazione intermediale con altre forme espressive.
Il rapporto tra cinema documentario e arti – intese nella più ampia accezione: pittura, scultura, musica, letteratura, architettura e urbanistica, moda e design, fino alla fotografia – si può configurare attraverso tre possibili paradigmi interrelati.
Anzitutto il modello dell’incontro, che vede il documentario assumere le vesti di mezzo – talvolta prettamente ancillare – per illustrare, raccontare, divulgare l’arte, mantenendo salda la distinzione tra forma cinematografica e oggetto preso in esame dal film, come avviene nella maggioranza dei documentari d’arte del dopoguerra o nell'odierna produzione televisiva dei canali tematici. L’intento, in questi casi, è condurre un’azione di educazione o edutainment più o meno esplicita nei confronti del pubblico, puntando alla trasparenza del medium cinematografico per concentrarsi sulla narrazione contenuta nell’opere d’arte, sulla loro esegesi ed analisi, sul profilo biografico dell’artista protagonista, più che su elementi metalinguistici o transmediali.
Forte della duplice capacità di saying/showing (Plantinga 2005, 111) connaturata a questo genere filmico, che si dà nella relazione tra il contenuto e come questo viene narrato, il secondo paradigma è quello dell’interferenza, nel quale le pratiche artistiche raccontate, oltre ad essere l’oggetto del film d’arte, ne influenzano la forma discorsiva e visiva, facendo assumere al film tratti linguistici e stilistici affini all’arte mostrata, raccontata, interpretata, o sono altresì oggetto di una riflessione critica che passa dal linguaggio. Si pensi in questo senso ai critofilm di Carlo Ludovico Ragghianti, nei quali la forma registica è predeterminata dall’opera stessa che “detta” le condizioni di visione al regista per poter giungere a una comprensione critica ed ermeuneutica agendo attraverso il linguaggio filmico e non soltanto appoggiandosi ad esso; ai film “processuali” che svelano l’atto realizzativo e le logiche costitutive di un’opera compiuta davanti alla macchina da presa attraverso dispositivi visivi creati ad hoc che accostano la camera alla mano dell’artista, la tela allo schermo, come in Jackson Pollock 51 di Hans Namuth, determinante per la definizione stessa di action painting (Frangne, Mouëllic, Viart 2009). O si pensi, per venire alla contemporaneità, a The Art of Design, in cui Olafur Eliasson fornisce le coordinate interpretative del suo lavoro attivando processi partecipativi tramite il medium audiovisivo, a No Predicted End che racconta la separazione tra Marina Abramović e Ulay, illustrando in split screen la modalità installativa dell’ultima loro opera, o al simbiotico dialogo tra film e fotografia di All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras, fino al proliferare delle forme ibride di racconto nei fashion e negli architectural film.
Infine, con il modello dell’innesto vogliamo indicare quei casi – ormai numerosi nell'arte contemporanea – in cui il paradigma documentario viene assunto dai linguaggi della creazione artistica e del cinema espanso, aprendo a territori ibridi ma fertili di scambi tra pratiche dell’arte contemporanea e immagine audiovisiva grazie a cineasti, artisti e videomaker contemporanei (Pearce, McLaughlin 2007): si pensi, solo nel panorama italiano alle opere di Yuri Ancarani, Michelangelo Frammartino, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Beka & Lemoine. Casi in cui il documentario, espandendosi al di là del concetto tradizionale di film, diviene di volta in volta progetto d’arte pubblica, videoinstallazione, rielaborazione archivistica o del found footage, performance, reenactment, autobiografia.
Chiaramente, si tratta di una tripartizione intesa a inquadrare le complesse questioni che scaturiscono dalle relazioni tra immagini e oggetti, tra media, pratiche artistiche e discorsi estetici con le proprie caratteristiche ma fortemente interrelati, ma non volta a fornire un’impostazione eccessivamente asfittica. Non vogliamo fornire una rigida griglia tripartita alla quale attenersi, quanto proporre delle categorie malleabili ma euristicamente utili, che possono a loro volta incontrarsi, interferire tra loro e ibridarsi all’atto pratico della realizzazione (o dell’analisi) di un documentario o di un’opera audiovisiva.
In questo vasto orizzonte che spazia tra il documentario e le pratiche artistiche, tra cineasti e artisti, tra istituzioni cinematografiche e museali, dalla mediazione critica dell’arte alla sperimentazione linguistica tra i media, dalla rappresentazione alla performatività, il presente numero di «La Valle dell’Eden» intende raccogliere contributi, in italiano e in inglese, riferiti a casi di studio storici e contemporanei, che potranno vertere sui seguenti aspetti (da intendersi a titolo puramente indicativo e non esaustivo delle possibilità di approccio al tema):
- Documentari sull’arte, in prospettiva storica o contemporaneo
- Documentari biografici sugli artisti
- Trasmissioni televisive sull’arte e sugli artisti
- Documentari sull’architettura e l’urbanistica, la moda, la fotografia
- Rapporti di collaborazione tra artisti e cineasti in ambito documentario
- Il paradigma documentaristico nella produzione artistica del XX e del XXI secolo
- Intersezioni e inferenze tra cinema documentario e arte contemporanea
- Documentario, pratiche artistiche e museologia
- Festival del documentario d’arte
- Documentario, patrimonio artistico e questioni di identitarie
- Documentario d’arte, pratiche artistiche e aspetti produttivi e distributivi
- Documentario, patrimonio e pratiche artistiche, questioni identitarie
- Documentario, pratiche artistiche ed ecocritica/ecosostenibilità
Per proporre un articolo inviare un abstract (max 2500 battute) in lingua italiana o inglese, con al massimo 5 riferimenti bibliografici essenziali, 5 parole chiave e una biografia (1.000 battute). Le proposte vanno inviate a entrambi i curatori agli indirizzi mariaida.bernabei@unito.it e paolo.villa@unipr.it, e a eden@unito.it entro il 30 gennaio 2026. I risultati della selezione saranno comunicati entro il 15 febbraio 2026, e i saggi completi (di massimo 30.000 battute, note e bibliografia incluse), redatti in lingua italiana o inglese, dovranno essere inviati entro e non oltre il 31 maggio 2026 per essere sottoposti a doppia revisione anonima.
Bibliografia di riferimento
Albera, Le cinéma au défi des arts, Yellow Now, Crisnée 2019.
Albera, L. Le Forestier, V. Robert (a cura di), Le film sur l’art. Entre histoire de l’art et documentaire de création, PUR, Rennes 2015.
J.J.A. Aliaga Cárceles, J. Cánovas Belchí, Arte y patrimonio en el audiovisual, Sílex, Madrid 2023.
Aumont, L’oeil interminable, Cinéma et peinture, Séguier, Parigi 1989; trad. it., L’occhio interminabile. Cinema e pittura, Marsilio, Venezia 1991.
Aumont, L’image, Armand Colin, Parigi 2005; trad. it.; L’immagine, Lindau, Torino 2007.
Balsom, Exhibiting Cinema in Contemporary Art, Amsterdam University Press, Amsterdam 2013.
Balsom, H. Peleg (a cura di), Documentary across Disciplines, Haus der Kulturen der Welt-The MIT Press, Berlino-Cambridge 2016.
Bertozzi, Recycled cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate, Marsilio, Venezia 2012.
Bertozzi, Documentario come arte: Riuso, performance, autobiografia nell'esperienza del cinema contemporaneo, Marsilio, Venezia 2018.
J.D. Bolter, R. Grusin, Remediation. Understanding New Media, MIT Press, Cambridge (MA) 1999; trad. it. Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Guerini, Milano
Bonfand, Le cinéma saturé. Essai sur les relations de la peinture et des images en mouvement, PUF, Parigi 2007.
Bonitzer, Décadrages. Cinéma et peinture, L’Etoile, Parigi 2005.
Corrigan, The Essay Film: from Montaigne, after Marker, Oxford University Press, New York 2011.
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Dalle Vacche, Cinema and Painting: How Art is used in Films, Athlone, Londra 1996.
Dalle Vacche, Angela (a cura di), Film, Art, New Media: Museum without Walls?, Palgrave Macmillan, Basingstoke 2012.
De Franceschi (a cura di), Cinema/pittura. Dinamiche di scambio, Lindau, Torino 2003.
Fahle, Teorie del film documentario, Einaudi, Torino 2023.
Foster, The Return of the Real: Art and Theory at the End of the Century, MIT Press, Cambridge (MA)-Londra 1996.
P.H. Frangne, G. Mouëllic, C. Viart (a cura di), Filmer l’acte de création, PUR, Rennes 2009
A. Grasso, V. Trione (a cura di), Arte in TV. Forme di divulgazione, Johan & Levi, Monza 2014.
Grignaffini (a cura di), Cinema e pittura: nuovi percorsi di figurazione, numero speciale di «Cinema e cinema», 50, 1987.
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Jandelli, (a cura di), Filmare le arti. Cinema, paesaggio e media digitali, Edizioni ETS, Pisa 2002.
Manzoli, C. Marra (a cura di), L’arte mediata: dal Critofilm al Talent Show, numero speciale di «Piano b. Arti e culture visive» 3, 2, 2018.
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Quaresima (a cura di), Il cinema e le altre arti, Marsilio, Venezia 1996.
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Vancheri, Cinéma et peinture. Passages, partages, présences, Armand Colin, Parigi 2007; trad. it., Cinema e pittura. Condivisioni, presenze, contaminazioni, Negretto, Mantona 2018.
Villa, La camera di Stendhal. Il film sull’arte in Italia (1945-1970), Edizioni ETS, Pisa 2022.
J.A. Walker, Art and Artist on Screen, Manchester University Press, Manchester 1993.