(De)Testualizzare: orizzonti e traiettorie della performance musicale sperimentale a Roma intorno al 1970

Autori

  • Alessandro Mastropietro Università di Catania - Dip. Scienze Umanistiche

DOI:

https://doi.org/10.13135/2389-6086/11435

Parole chiave:

Performance, Intermedia, Roma, Improvvisazione, Notazione, Partitura

Abstract

Intorno al 1970, Roma fu spesso un polo concettuale — se non sempre il luogo fisico effettivo — di performance che incorporavano la musica sperimentale entro diverse forme di combinazione e interazione intermediale. Se collocata in contesti performativi, la musica sperimentale, in affinità con le tendenze contemporanee della performance art, rivela un atteggiamento critico nei confronti sia delle forme consolidate sia di quelle emergenti di testualizzazione legate alla partitura come oggetto e al suo ruolo tradizionale nel comporre e controllare la struttura temporale di un'opera. Entro il quadro storico e geografico qui considerato, è possibile individuare due approcci polari nel rapporto processuale tra performance ed elementi testuali musicali coinvolti. Da un lato, gli elementi testuali musicali funzionano principalmente come materiali, spesso impiegati in maniera deliberatamente frammentaria. Ciò comporta un allontanamento dall'opera originale, per quanto aperta essa possa essere, poiché i frammenti vengono consumati quasi sacrificalmente all'interno della performance, oppure indirizzati verso il territorio sfumato dell'opera-azione. Dall'altro lato, emerge una forma "aperta" di testualizzazione attraverso una serie di esperimenti performativi fondati su pratiche improvvisative. Accanto a una panoramica di questo fenomeno, il saggio si concentra su un caso di studio per ciascuna di queste polarità: Après, la Passion selon Sade (1967) di Sylvano Bussotti e Diagonal (1968) di Luca Lombardi.

Nel calarsi entro situazioni di performance, la componente musicale sperimentale mostra una tensione ‘critica’ verso forme – consolidate o meno – di testualizzazione, legate alla partitura ‘come-oggetto’ e nella sua tradizionale funzione di scruttura/controllo più o meno puntuale della struttura temporale di un’opera. Nella casistica offerta da quel contesto storico-geografico, si possono individuare due comportamenti maestri nel rapporto processuale tra performance ed elementi di testo musicale implicati:

1) quegli elementi sono meri materiali, usati sovente in modo volutamente frammentario, a segnare un allontanamento dall’opera (per quanto aperta) d’origine, bruciando in modo quasi sacrificale quei frammenti sull’altare della performance, o indirizzandosi verso un dominio sfumato di opera-azione.

2) una testualizzazione ‘aperta’ viene generata entro una vicenda di test a matrice improvvisativa.

Oltre a fornire un panorama complessivo del fenomeno, ci si focalizzerà su un case-study per tipologia:  Après la Passion selon Sade – 1967 – di Bussotti; Diagonal – 1970 – di Luca Lombardi.

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Pubblicato

2026-07-30

Come citare

Mastropietro, A. (2026). (De)Testualizzare: orizzonti e traiettorie della performance musicale sperimentale a Roma intorno al 1970. Mimesis Journal, 15(1), 95–123. https://doi.org/10.13135/2389-6086/11435

Fascicolo

Sezione

Saggi