Sicurezza senza confini: infortuni e mortalità occupazionale in italia, disuguaglianze di rischio tra lavoratori italiani e stranieri (aggiornamento 2025).
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Abstract
INTRODUZIONE
La sicurezza sul lavoro rappresenta un diritto fondamentale e un obiettivo prioritario alla tutela della salute dei lavoratori indipendentemente dal sesso, origine etnica o appartenenza culturale (D.Lgs. 81/08).
In Italia, nonostante un articolato quadro normativo in materia di prevenzione, il fenomeno infortunistico continua a presentare dimensioni rilevanti e significative disuguaglianze di rischio. Nel periodo 2021–2024, i lavoratori stranieri hanno rappresentato oltre il 10% della forza lavoro nazionale, risultando prevalentemente occupati in settori ad elevata esposizione del rischio.
Il seguente studio analizza l’andamento degli infortuni e della mortalità sui luoghi di lavoro in Italia, con particolare attenzione alle differenze tra lavoratori italiani e stranieri, al fine di valutare l’associazione tra nazionalità e rischio infortunistico considerando fattori culturali, linguistici, formativi e di percezione del rischio.
MATERIALI E METODI
Lo studio si basa sull'analisi dei dati estratti dalle banche dati “Open Data” dell'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), relativi alle denunce di infortunio e ai decessi sui luoghi di lavoro . Per la definizione dei tassi, il numeratore degli eventi è stato incrociato con i dati occupazionali estratti dalla Rilevazione sulle Forze di Lavoro dell'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) e dai cruscotti statistici del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, riferiti al periodo 2021-2025 (con dati 2025 di natura provvisoria).
RISULTATI
Nel periodo analizzato, i lavoratori stranieri presentano un tasso di incidenza degli infortuni sul lavoro più che doppio rispetto ai lavoratori italiani. Le maggiori criticità si osservano nei settori ad alta intensità di rischio fisico, quali edilizia, agricoltura, trasporti e manifattura.
I dati evidenziano inoltre una quota sproporzionata di decessi tra i lavoratori stranieri rispetto alla loro incidenza sulla forza lavoro complessiva. Barriere linguistiche e culturali, unitamente a una minore efficacia della formazione standardizzata, risultano associate a una ridotta comprensione delle procedure operative e delle misure di prevenzione; a tali fattori può inoltre concorrere la presenza di condizioni lavorative irregolari, quali il lavoro non regolarmente dichiarato.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Le differenze culturali e linguistiche influenzano, come evidenziato dai dati di incidenza infortunistica e di mortalità, la percezione del rischio e i comportamenti di sicurezza, contribuendo alla maggiore vulnerabilità occupazionale dei lavoratori stranieri.
I risultati dello studio indicano che gli attuali modelli formativi, prevalentemente standardizzati, risultano insufficienti a garantire un’efficace prevenzione in contesti lavorativi multiculturali.
È pertanto necessario sviluppare strategie preventive mirate, basate su percorsi formativi interculturali, strumenti multilingue, mediazione culturale e verifiche sistematiche dell’apprendimento, nonché su interventi di contrasto alle condizioni di lavoro irregolare che possono amplificare l’esposizione al rischio. Promuovere una cultura della sicurezza inclusiva e partecipativa rappresenta un elemento chiave per ridurre infortuni e mortalità sul lavoro e per trasformare la prevenzione da mero adempimento normativo a processo condiviso e sostenibile.
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