Congedarsi dal romanzo: a proposito di "Tempesta nel nulla" di Giuseppe Antonio Borgese

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Abstract

Partendo dal ritratto sciasciano di Giuseppe Antonio Borgese – e nell’ottica di una “terza via narrativa” al margine della tradizionale dialettica tra sperimentalismo e neorealismo –, l’articolo propone una lettura di Tempesta nel nulla (1931), testo che accompagna un momento significativo nella parabola creativa dell’autore, sancendo una cesura simbolica tra il periodo narrativo e la successiva fase saggistica, coincidente con l’esilio volontario negli Stati Uniti. L’analisi evidenzia la struttura ibrida del testo – tra racconto lungo e romanzo breve – che combina elementi autobiografici e odeporici, riflessioni filosofiche e rappresentazioni del sublime naturale. Si sottolineano in particolare gli elementi che rimandano al dialogo tra tradizioni letterarie italiane e mitteleuropee, frutto del costante impegno di Borgese come critico militante, studioso di letteratura tedesca e mediatore culturale, che evocano modelli come la Novelle e il Bildungsroman. La narrazione di una microstoria, intesa come problematizzazione del romanzo, si configura così come passaggio decisivo verso nuove modalità d’indagine della realtà che prenderanno forma negli scritti politici della successiva tappa, ideati grazie alla nuova prospettiva della distanza linguistica e culturale.

https://doi.org/10.13135/3103-294X/12550
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