Alberto Rizzuti

Spazi aperti


Parlare di spazi, per un’arte apparentemente immateriale come la musica, può sembrare inopportuno. Nondimeno, la disponibilità di spazi è condizione ineludibile per l’esistenza della musica. Per propagarsi, le onde sonore abbisognano di spazi, la cui ampiezza può andare dai pochi metri cubi di uno studio al catino di uno stadio; i corpi produttori di suono, siano essi una laringe, un computer o un controfagotto, possono occupare spazi condivisi, ma danno il meglio di sé in spazi specifici; gli oggetti preposti alla registrazione del suono, dalle pergamene medievali alle stampe rinascimentali, dai rulli di cera ottocenteschi agli iPod dei giorni nostri, esigono spazi dotati di luce, umidità e temperatura speciale; per non dire degli strumenti, oggetti la cui incolumità è garantita spesso da arnesi e armature dal profilo inquietante.

Questo per quanto concerne lo spazio fisico; ma ne esiste anche un altro, di spazio: quello che si produce grazie alla metamorfosi del tempo, come ricorda Gurnemanz a Parsifal. Concetto importante, quello reso eterno da Wagner, dacché l’esistenza del tempo è l’altra condizione ineludibile per l’esistenza della musica. Arte del tempo, la musica distende il proprio flusso nel suo corso; ma soprattutto vive simultaneamente nel tempo pubblico, concordemente segmentato in unità discrete, e in quello privato, originalmente riplasmato da ognuno sulla base delle proprie esperienze.

Esiste poi un terzo spazio, quello mirabolante che si schiude dinanzi a chi provi, magari solo per un istante, a interrogare musicalmente il mondo. A priori impalpabile, questo spazio ospita le emozioni derivanti da una riflessione anche minima su un ascolto, una lettura o un refolo di vento. Non esistono oggetti, concetti o sentimenti musicalmente impermeabili; malgrado le evidenti alterità, un’incudine, una quinta e l’amore condividono la possibilità di vibrare all’unisono: l’incudine sotto i colpi dei Nibelunghi, la quinta sulla circonferenza di un cerchio (in caso di “Q-” maiuscola, sulla porta di casa Beethoven), e l’amore sulle labbra di Mimì, di Rodolfo e di un’infinità di loro pari.

Non è questa la sede per decidere quale sia il mezzo ideale per esplorare degli spazi della musica: a disposizione di chi vuol provarci mettiamo un’ampia scelta di vettori. Astronavi e utilitarie hanno il serbatoio pieno di carburante, e il chilometraggio è in tutte illimitato. Le chiavi? Beh, quelle si trovano sul pentagramma.


I primi due numeri della rivista accolgono gli atti di una giornata di studi dedicata a Schumann nel quadro delle celebrazioni bicentenarie del 2010. La scelta privilegia la figura di un uomo che alla musica ha dedicato le migliori energie di compositore, di educatore e di critico, ricevendone in cambio l’amore di una donna e l’ammirazione di molti; tutti diversi, ma tutti disposti ad assegnare al suo genio uno spazio speciale nelle loro vite.