Le mummie naturali di Ferentillo nella storiografia medica. Percorsi, metodi e protagonisti della ricerca e delle interpretazioni scientifiche

Autori

  • Luca Ventura Anatomia Patologica, Ospedale San Salvatore, L’Aquila

DOI:

https://doi.org/10.13135/2724-4954/13885

Parole chiave:

Mummie naturali, Italia Centrale, Ferentillo, bioarcheologia, storia della scienza

Abstract

Il presente contributo ricostruisce criticamente la storia degli studi scientifici condotti sulle mummie naturali conservate nella cripta della chiesa di Santo Stefano a Ferentillo (Terni), una delle più antiche e note collezioni italiane di resti umani mummificati spontaneamente. Attraverso l’analisi della letteratura medico-scientifica tra XIX e XXI secolo, viene delineata l’evoluzione delle interpretazioni sui meccanismi di conservazione dei corpi e sul progressivo interesse paleopatologico verso la collezione. I primi studi ottocenteschi di Carlo Maggiorani, Aliprando Moriggia e Giuseppe Badaloni si concentrarono prevalentemente sui fattori chimico-fisici e microbiologici responsabili della mummificazione, proponendo ipotesi differenti sul ruolo del terreno calcareo, della ventilazione e dei microrganismi. Particolare rilievo assumono le indagini sperimentali e istologiche di Moriggia, tra le più antiche applicazioni italiane della microscopia ai tessuti mummificati. Nel Novecento l’interesse scientifico subì una lunga fase di stasi, interrotta solo da contributi sporadici fino alla ripresa degli studi paleopatologici negli anni Novanta mediante metodiche istologiche e immunoistochimiche. Il lavoro affronta inoltre le problematiche conservative, la storia della musealizzazione della collezione e i recenti progetti di studio proposti ma non ancora realizzati. Infine, le mummie di Ferentillo vengono inquadrate nel più ampio panorama delle mummificazioni naturali dell’Italia centrale.

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Pubblicato

2026-07-22