Prassi amministrativa e rapporti di potere nel governo del patrimonium siciliano

Qualche osservazione su Greg. Reg. IX 236

Autori

  • Carlo Ferrari Università degli Studi di Parma

DOI:

https://doi.org/10.13135/2039-4985/13573

Abstract

Il contributo propone una nuova lettura dell’epistola IX 236 del Registrum di Gregorio Magno, relativa al pagamento di alcuni redditi in natura da parte, da un lato, del vir magnificus Pascasino e del vir clarissumus Blanca, e dall’altro, dei potenti coniugi della nobiltà siciliana, Venanzio e Italica. Pur trattandosi di redditi destinati alla Chiesa di Roma, Gregorio si rivolge per la riscossione al vescovo di Siracusa anziché al rector del patrimonium – una condotta apparentemente anomala, che ha suscitato in passato non poche perplessità. L’articolo mostra tuttavia come Gregorio interpretasse il proprio ruolo di amministratore del patrimonio ecclesiastico in modo elastico, adattando le norme alle situazioni concrete e riservandosi ampi margini di discrezionalità anche in deroga a prassi ormai consolidate. L’articolo suggerisce anche una nuova lettura dei rapporti intercorsi tra le due coppie di possessores, mostrando come tra di esse non esistesse alcuna relazione di dipendenza, come indicano tra l’altro le espressioni stesse utilizzate dal pontefice: i redditi di Pascasino e Blanca sono infatti dovuti (debentur), mentre quelli di Venanzio e Italica solo promessi (promiserunt). Sulla base di questa complessiva rilettura, il contributo propone infine di accogliere la congettura avanzata a suo tempo da Mommsen – delectis suburbanis – in luogo del problematico de relictis suburbanis stampato nell’ultima edizione del Registrum.

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Pubblicato

2026-08-10

Fascicolo

Sezione

Saggi